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24 Ago 2016

Contest vacanza studio: Lettera da Amsterdam

di MARIA GENTILUCCI

Possiamo distinguere un sogno dalla realtà semplicemente se ci rendiamo conto che riusciamo a ricordare senza sforzi come siamo giunti nel posto in cui ci troviamo.
A chiunque è capitato di fare questa inequivocabile prova.
Sulla base di questo posso quindi affermare che ciò che sto vivendo è un sogno.
E poi sarebbero troppe le situazioni da chiarire se questa fosse vita vera e non si trattasse semplicemente di un sogno. Ad esempio non saprei dire perché sono in un coffeeshop in compagnia di una coppia di ragazzi stranieri che non conoscevo fino a dieci minuti fa.
Lui si chiama Roberto, è un giovane scrittore, lei è una brunetta coi capelli corti e con un nastro in testa dello stesso colore dei suoi occhi, azzurri. Chiaramente non ho idea del perché io sia entrata all’Other Side, ma ricordo di aver visto il libro poggiato sul loro tavolo, proprio vicino al vaso coi tulipani. Loro hanno notato il mio interesse, ci siamo sorrisi e mi hanno invitato a fumare un po’ con loro. È stato così semplice socializzare che inizio a sapere diverse cose di loro. Ad esempio so che stanno facendo un viaggio in Europa, di quelli con lo zaino in spalla, ed hanno appena fatto tappa in Olanda.

Io, invece, non saprei dire perché sono ad Amsterdam, non me lo ricordo.

Mi distraggo un attimo dalla conversazione e guardo da una delle magnifiche finestrelle del locale. Il tempo è il solito della città: siamo a Novembre, è freddo e uggioso. Ma è comunque meraviglioso vedere i ragazzi in bicicletta che vanno in università, o al lavoro. Riprendiamo la chiacchierata, e dopo aver parlato del viaggio, dell’Europa e del futuro, ci salutiamo e ognuno riprende la propria strada.
Tutto ciò che posso fare per ora è continuare a camminare, o meglio girovagare. E ricomincio ad osservare le case: sono storte. Se ne stanno là, con quelle piccole finestrelle che spiccano sui tetti, quella sola e piccola lucina accesa, hanno bordi bianchi che sembrano ricami e le porticine tutte dello stesso colore. A forza di camminare e pensare finisco nel Red Light District e vedo dozzine di cigni nel canale, assieme a dei germani che sembrano solo punti colorati su uno sfondo bianco e celeste: è come un acquerello nel quale cammino.
Ed è tutto così romantico che capisco che anche le signore in vetrina sono uno strumento d’amore, in fondo. Perché l’amore è cosa vuoi, cosa desideri, e non importa cosa sia. Ma forse lo puoi avere, perché qui puoi avere tutto ciò che desideri, ti basta solo sperare fortemente che accada qualcosa, immaginarla, e questa c’è.

E per la prima volta in vita mia desidero qualcosa che si può realizzare. Sul marciapiede opposto al mio c’è un ragazzo che sta suonando la chitarra. È evidentemente italiano, ma non per l’abbigliamento. Indossa un paio di jeans, una maglietta e un giubbino di pelle, come un perfetto olandese, ma l’accento che ha mentre canta Friday I’m in love dimostra la sua origine italiana. Come me.
Di solito non parlo con gli artisti che suonano per strada. In effetti neppure questa volta ci parlo. Mi limito a sorridergli. E lui in cambio mi dice Ciao, capendo che anch’io sono italiana. E mi ritrovo nello stesso identico coffeeshop, solo che questa volta siamo io e lui ad aver sorriso ad una ragazza che guardava la sua chitarra appoggiata al tavolino. E mi sembra un dejà vu. Mi ritrovo a fissare i tulipani. Ci sono dei tulipani gialli nel portavasi che ho di fianco, sono veri, li ho appena sfiorati. E quella coppia di spagnoli, avrà più o meno la mia età, il loro accento caldo scioglie la nebbia tutta intorno fuori dalla finestra. Se è un sogno, spero che la sveglia si dimentichi di suonare, come io mi sono dimenticata di rimetterla. Non vorrei tornare alla realtà, e questo è un sogno, visto che i desideri si realizzano solo nei sogni, e quindi non devo avere paura di nulla…I colori accennati, la atmosfere cupe, il senso di dormiveglia..in effetti, non m e lo ricordo mica come sono arrivata qua, non ne ho idea. E quando provi a ricordare non ci riesci e quindi tutto torna: questo è un sogno.

È stato stranissimo ieri trovare una lettera di una ragazza italiana nel cassetto della mia scrivania. Mi sono trasferita da poco, per ora vivo in un piccolo albergo tranquillo a Leidensplain, conto di starci un paio di settimane, e di trovare casa entro breve. Ieri Ho aperto i cassetti ed ho notato che uno era leggermente più chiaro, sembrava troppo usato. Ho sfiorato il fondo e ho visto che si sollevava. Chiaramente l’ho sollevato, e ho trovato una lettera. Questa:

Amsterdam_Bild “Cara Amica,
non so perché, ma sono convinta che tu che mi stai leggendo sei una ragazza. Spero che tu capisca l’italiano. Sono ad Amsterdam, è il 1978, e tra poco nasconderò questa lettera nel cassetto della scrivania della mia camera. Lo faccio perché ti devo raccontare la mia storia. È una storia magica, che accade alle ragazze che decidono di trasferirsi ad Amsterdam. Di solito noi ci trasferiamo in una città straniera perché siamo convinte che possa trasmetterci qualcosa.
Oppure lo facciamo perché crediamo che l’amore non esista.

O meglio, che esista, che lo abbiamo trovato e poi perso, e che non lo possiamo trovare mai più. E non abbiamo ancora capito che scappare non è la soluzione ai problemi. Però venire ad Amsterdam è stato un segno del destino per noi che siamo fuggite in lacrime dal nostro amore malato. È successo anche a me. È una cosa che non ti so spiegare, ma che ti posso solo raccontare, non ho ancora imparato bene a scrivere delle mie emozioni, anche se il mio sogno è quello di scrivere testi di canzoni. Quando vedi una coppia di fidanzati in un coffeeshop che ha quel qualcosa che ti attrae, sia esso un libro, una chitarra, o un vinile, fermati a parlare con loro. Per qualche motivo il loro amore passerà anche tra le tue mani, e ti capiterà di incontrare il tuo amore, e di conoscerlo in una maniera che non ti appartiene, ossia fidandoti per la prima volta di qualcuno senza conoscerlo. Non so se hai bisogno di quest’avvertimento o se ti è già capitato. Io voglio passare il mio amore anche attraverso questa lettera. E vediamo se la storia si ripete. Vediamo se è ancora vera quando leggerai queste poche righe.
O se è stata solo una mia idea, un abbaglio.

Ti auguro tutto l’amore del mondo.

Con affetto

Mia.”

Credo che uscirò, che mi farò un giro per le stradine di questa città, lungo i canali, osservando le casette, i profumi, i quartieri e le persone. Chissà che le ferite nel mio cuore non siano altro che degli spiragli che permetteranno all’amore di entrare.

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